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Trattativa Stato-Mafia: Agende Rosse e Salvatore Borsellino non saranno parte civile

Categoria: Italia
Pubblicato Venerdì, 31 Maggio 2013 12:50
Scritto da Patrick Wild
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Trattativa Stato Mafia

 

Continua il processo per la Trattativa Stato-Mafia, o meglio per "violenza o minaccia a corpo politico dello Stato" (questo il reato per il quale sono imputati 8 dei 10 imputati). La seconda udienza in programma stamane a Palermo ha riguardato la questione delle numerose costituzioni di parte civili da parte di enti, privati e associazioni. Dopo il parere negativo espresso dal pm nei confronti della proposta di costituzione di parte civile da parte del fratello di Paolo Borsellino, Salvatore, leader del movimento delle Agende Rosse, la Corte d'Assise ha stupito buona parte del pubblico interpretando rigorosamente il codice e non ammettendo al processo nè Salvatore Borsellino nè il movimento delle Agende Rosse, di cui Borsellino è il legale rappresentante. Esclusi anche Addio Pizzo, Rifondazione Comunista, i familiari dell'eurodeputato democristiano Salvo Lima, l'associazione dei familiari delle vittime di mafia (presieduta da Sonia Alfano), l'associazione testimoni di giustizia e quella intitolata a Rita Atria, il comune e la provincia di Firenze, i comuni di Capaci e Campofelice di Roccella. Al termine di questo lungo elenco, sono state invece ammesse come parte civili Libera, l'associazione dei familiari di vittime di via dei Georgofili, l'ex capo della polizia Gianni de Gennaro (parte offesa) e la Presidenza del Consiglio dei Ministri.

 

Gli assenti e le accuse
Assenti quest'oggi in aula il "capo dei capi" Totò Riina (in teleconferenza dal carcere di Opera a Milano), l'ex ministro democristiano Nicola Mancino (imputato per falsa testimonianza), che nella scorsa udienza era stato oggetto di contestazioni da parte delle Agende Rosse ("Vergogna", "Fuori la mafia dallo Stato) e Massimo Ciancimino, arrestato per associazione a delinquere ed evasione fiscale di circa 30 milioni di euro dalla Guardia di Finanza, nell'ambito di un'indagine della DDA di Bologna che ha avuto ripercussioni anche sulla riviera romagnola. L'arresto, avvenuto due giorni fa, ha suscitato molto scalpore in quanto il figlio dell'ex sindaco mafioso di Palermo è contemporaneamente testimone chiave del processo palermitano sulla Trattativa. Inevitabili le reazioni dei protagonisti, in primis Salvatore Borsellino, secondo il quale si sta cercando di bloccare a tutti i costi il processo e l'arresto di Ciancimino sembra avvenuto "ad orologeria". Con tutto il rispetto per Salvatore Borsellino (che abbiamo avuto il piacere di ospitare lo scorso Giugno in un incontro a Rimini) e la sua storia, bisogna chiarirsi: o il fratello del magistrato ucciso sostiene che la procura di Bologna (che nulla ha a che vedere con il processo di Palermo) abbia agito dietro la spinta di altri poteri (politici) o dovrebbe serenamente riconoscere e accettare che le diverse procure operano autonomamente perseguendo risultati di anni ed anni di indagini. Borsellino non faccia torto alla memoria e all'impegno di quella magistratura (tra cui quella guidata dal dottor Alfonso) di cui sovente rivendica l'indipendenza e il rispetto. 

Patrick Wild

 

 

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