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Capaci di Ricordare: 23 maggio 1992

Categoria: Italia
Pubblicato Mercoledì, 22 Maggio 2013 11:26
Scritto da Davide Vittori
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Ventun'anni dopo. Sembra di utilizzare le stesse parole, le stesse frasi, gli stessi ritornelli, per ricordare Giovanni Falcone. Eppure ricordare una strage come quella di Capaci, non è solo un esercizio retorico, ma un dovere che ognuno di noi ha per non smarrire i valori che Falcone incarnava nella lotta al crimine organizzato.

Il detonatore era stato piazzato per non fallire;  il lavoro del magistrato, per così tanto tempo criticato (tanto dalle belle anime della sinistra quanto da destra per il suo presunto protagonismo) e finanche vilipeso, non doveva più proseguire: la "sentenza" era stata emessa da Totò Riina e non rimaneva che eseguirla. Era il 23 maggio 1992.

Ed è proprio il 23 Maggio che vogliamo ricordare non solo Giovanni Falcone,ma anche quelle morti "collaterali" che si sono letteralmente sacrificate per il magistrato. Dalla moglie, Francesca Morvillo  ai tre agenti della scorta, Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro. Il tributo deve essere reso anche a loro, perchè non cadano, come disse una volta una congiunta di uno dei tre uomini, nella formula vuota "Falcone, la moglie e la sua scorta"; quasi che queste persone non abbiano un nome, una famiglia, dei parenti che li piangono. Nessuno, se non le persone più vicine, può probabilmente capire cosa significhi perdere nella memoria collettiva il proprio nome e divenire "la moglie" o "la scorta". Francesca, Vito, Rocco, Antonio: il 23 maggio è anche per loro. 

Per la strage di Capaci i mandanti sono stati trovati; e anche loro meritano menzione. Per lo meno per non ridurre Cosa Nostra ad una leadership incontrastata (quella da "Capo dei Capi"), che sicuramente ha presa nei media nazionali, ma che non riflette, se non parzialmente la struttura della mafia siciliana. Salvatore Montalto, Giuseppe Farinella e Salvatore Buscemi,  Giuseppe Madonia e Giuseppe Montalto hanno ricevuto l'ergastolo per la strage. Un tassello di verità, a cui ancora non ha fatto seguito ancora la spiegazione di ciò che accadde dopo: la Trattativa. Esistita, documentata, ma ancora senza protagonisti certi. 

Il 23 maggio è una data densa di nomi, che vanno scolpiti nella nostra memoria collettiva per non dimenticare. 

Non resta che ricordare. E nel ricordo chiedere alle istituzioni cosa è realmente successo da quel giorno al 19 luglio 1992, quando Paolo Borsellino venne sacrificato sull'altare della Trattativa Stato-mafia. Non lo dobbiamo solo a coloro che per vent'anni hanno ricercato la verità; lo dobbiamo anche a chi, pur non avendo conosciuto questi due simboli, ne ha condiviso lo spirito di sacrifico e di lotta. Altrimenti non potremmo scrivere, oggi come il 19 luglio, non li avete uccisi, le loro idee camminano sulle nostre gambe.

 

Davide Vittori

 

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