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Intervista all'ex sindaco di Corleone Pippo Cipriani

Intervista all'ex sindaco di Corleone Pippo Cipriani

RIMINI. Politica, criminalità organizzata, infiltrazioni mafiose nei più svariati contesti. Gli intrecci tra queste realtà, che ormai non si possono più considerare compartimenti stagni, non hanno più confini e se ne avessero, sarebbero talmente fragili da essere rimessi in discussione ogni volta in base alle esigenze dei malavitosi ai danni della moltissima gente che con le mafie con c'entra nulla. In mezzo a questo buio pesto, nel quale la giustizia viene soffocata ed uccisa quotidianamente, esistono dei personaggi in grado di fungere da lampade per indicare dei sani percorsi di legalità. Uno di questi è stato recentemente a Rimini, ospite dell'evento intitolato “...ma l'antimafia non va in vacanza, organizzato nel cotesto della “Festa della Brace” grazie alla collaborazione tra il Gruppo Antimafia Pio La Torre e l'associazione “Una goccia per il mondo”. Si tratta di Pippo Cipriani, Sindaco di Corleone dal 1993 al 2001 e figura di primo piano nella lotta alla mafia. Durante i suoi mandati firmò le confische dei beni di Totò Riina per il loro riutilizzo a fini sociali.
 
Signor Cipriani, com'è iniziata la sua avventura in politica ?
“E' cominciata con l'impegno nei movimenti ai tempi del Liceo Classico ne consiglio d'istituto,
proseguendo nel movimento sindacale, all'interno della Camera del Lavoro, e nella CGIL”.
 
Ha avuto dei profili, non solo politici, ai quali si rifaceva o che, semplicemente, ammira?
“Frequentando la Camera del lavoro avevamo come riferimenti dei sindacalisti come Placido Rizzotto e Pio La Torre. Poi Carlo Alberto Dalla Chiesa e dirigenti locali come Giuseppe Di Palermo (cognato di Rizzotto) e vice sindaco di Corleone”.
 
Quali valori l'hanno ispirata nelle sue azioni amministrative?
“Nel mio primo programma come Sindaco le direttrici erano tre: trasparenza amministrativa, diritti per i cittadini, dopo anni in cui erano stati calpestati, e lotta alla mafia anche a livello culturale”.
 
Quali, invece, le maggiori soddisfazioni che è riuscito a togliersi?
“Sicuramente mi ha fatto immenso piacere vedere Scalfaro e Ciampi, allora Presidenti della Repubblica, scendere a Corleone per ricordare le vittime della mafia. E poi, senza dubbio, l'aver riutilizzato a fini sociali i beni confiscati ai malavitosi”.
 
Quali sono stati gli ostacoli più duri che ha dovuto superare per portare avanti le sue battaglie?
“Non mi piace fare la cronistoria, però gradisco ricordare lo sforzo fatto per restituire dignità a Corleone e ai suoi abitanti. Questo per permettere loro di scrollarsi di dosso lo stereotipo di vivere in una “città di mafia””.
 
Ha mai ricevuto minacce?
“Si, dirette ed indirette: le minacce più pericolose sono spesso “consigli” più o meno amichevoli”.
 
Cosa l'ha spinta ad andare avanti? Per la serie: “Cosa gliel'ha fatto fare”?
“Ho proseguito per l'impegno che avevo assunto con la città ed il sostegno che essa mi dimostrava assieme a quello della società, delle istituzioni e dei partiti”.
 
Tre parole per descrivere la lotta alla criminalità organizzata.
“Giusta, utile, necessaria”.
 
Le regioni del Nord da qualche tempo, dopo aver fatto per anni orecchie da mercante, hanno iniziato a riconoscere la presenza di infiltrazioni della criminalità organizzata nei loro territori. Pensa che la percezione di tali infiltrazioni, da parte del Nord, sia giunta a maturazione oppure sono ancora ben lontani da coglierne appieno la portata?
“Secondo me si stenta a comprendere il fenomeno fuori dalle regioni meridionali. Infatti si deve ancora riflettere su quanto è stato fatto dalla criminalità organizzata al Nord: in questa zona ci sono ampie zone buie sapendo, tra l'altro, che le infiltrazioni ci sono da tempo. Non a caso Liggio è stato arrestato a Milano”.
 
Quali sono le leggi alle quali mettere mano, o da creare, per contrastare queste forme di criminalità organizzata?
“Le leggi ci sono mentre altre vanno applicate perché sulle misure contro il riciclaggio e sui movimenti di patrimonio ancora si fatica ad attuare le norme”.
 
La lotta alla mafia si gioca anche a livello culturale?
“La criminalità organizzata deve essere sconfitta attraverso la società civile e non solo con le indagini. La cultura della legalità (contrasti a privilegi e alle leggi ad personam, ecc...) è il viatico per sottrarre ossigeno alla mafia e per far trionfare la giustizia”.
 
In quest'ottica il binomio “scuola-legalità” è fattibile? Non è forse dai giovani (perché no, anche bambini) dai quali bisogna partire per creare nuove coscienze ai fini di gettare le basi di una nuova cultura della legalità?
“Assolutamente si. Il lavoro svolto da Rita Borsellino e “Libera” nelle scuole è fondamentale. La memoria e l'impegno civile sono centrali per sconfiggere la mafia. Il poeta siciliano Gesualdo Bufalino affermava che per vincere la mafia è meglio un esercito composta da maestri elementari piuttosto che da militari”.
 
Cosa dovrebbe fare lo Stato per cercare di spronare le persone ad uscire dalle situazioni di omertà belle quali vivono?
“Deve continuare sul fronte della repressione, aiutare chi denuncia il racket. Inoltre è essenziale la lotta al riciclaggio e all'inquinamento dei capitali praticato dai mafiosi. Poi bisogna continuare a confiscare i beni perché significa restituire ai cittadini ciò che è stato tolto loro con la forza: restituire alla comunità la casa di Riina, trasformandola in una scuola, è l'esempio migliore per i cittadini”.
 
Ufficio Stampa G.A.P
 
 
 
 
 

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