Questo sito utilizza dei cookie tecnici e di terze parti. Continuando con la navigazione l'utente accetta il loro utilizzo

Brindisi. Le ragioni di un attentato e quegli ordigni sequestrati pochi mesi fa.

Categoria: Italia
Pubblicato Sabato, 19 Maggio 2012 17:47
Scritto da Super User
Visite: 1933
Нравится
Articolo uscito il 19 maggio su Linkiesta
 
 
Brindisi. Le ragioni di un attentato e quegli ordigni sequestrati pochi mesi fa.
 
 
Hanno colpito lo Stato. Non sappiamo ancora chi, ma di certo oggi la coscienza italiana ha subito un duro sfregio, che difficilmente riuscirà a ricucire.
A Brindisi è esploso un ordigno di fronte alla scuola Morovillo-Falcone, lo stesso giorno in cui la Carovana antimafia promossa dall’associazione Libera sarebbe arrivata nella provincia pugliese. Un ordigno con timer, a venti anni dall’annus horribilis del 1992, di fronte alla scuola intitolata al magistrato palermitano ucciso il 23 maggio.
Forse sono solo coincidenze, o forse la Sacra Corona Unita di fronte all’avanzata dello Stato italiano ha deciso di reagire con l’opzione stragista. La più vile, la più bieca anche perché diretta contro degli innocenti, delle ragazze e dei ragazzi che nulla avrebbero dovuto aspettarsi che vedersi ucciso il futuro dalle scintille di un calcolato e brutale odio. Se ascoltassimo Poirot una coincidenza è una coincidenza, due coincidenze sono un indizio, tre coincidenze somigliano a una prova.
 
Sia come sia, chi ha premuto il telecomando in un secondo ha trasformato in incubo la vita dei sopravvissuti, ma anche deciso che lo Stato meritava una lezione. Alla società civile ora toccherà il compito di reagire, qualunque sia la matrice dell’attentato. Al di là della scarsa lucidità che potremo avere in questi momenti dove al cordoglio per la perdita di vita innocenti e al dolore si mischia la rabbia, proviamo a tracciare un percorso razionale, per quanto possibile, dell’accaduto, sempre che quella mafiosa sia la pista corretta (fatto non ancora accertato, ma su cui personalmente non nutro dubbi; a meno di sorprese, la pianificazione minuziosa non può che far propendere per matrice “organizzativa”, vale a dire il concorso di più persone e non il parto di una mente orridamente criminale).
Difficile pensare che la “mafia che non uccide”; certo le ultime operazioni antimafia (“Die Hard” tra le altre) hanno fatto compiere passi notevoli nel contrasto al crimine organizzato in Puglia, in territori, come Mesagne, dove l’antimafia sociale stava già raccogliendo i suoi frutti grazie ai progetti di riutilizzo dei beni confiscati del luogo.
Un ragazzo del luogo mi ha raccontato pochi giorni orsono che su quei terreni a volte si può ancora vedere la scritta “Chi compra, muore”; non so se sia vero o falso, ma il solo fatto di avermelo detto denuncia che tanti sono i passi ancora da compiere per arrivare a bonificare il territorio dalla presenza della Sacra Corona Unita.
Sacra Corona Unita che nei media è dipinta come il quarto incomodo, l’appendice delle mafie. Puglia come stivale d’Italia, Sacra Corona Unita come il bimbo da poco maggiorenne del crimine organizzato. Se guardiamo alla potenza economica e militare instaurata dalla ‘Ndrangheta e dalla Camorra e il pedigree criminale della Mafia siciliana (e tutte le sue diramazioni, Stidda in primis), non è illogico che degli affari pugliesi se ne sia occupato molto meno il mondo dell’informazione.
Tuttavia, non stiamo parlando di un’organizzazione inerme. Il traffico di stupefacenti e di tabacco sono i principali cavalli di battaglia; non siamo di fronte ad un fenomeno unitario, dato l’enorme numero di clan segnalati e la loro dispersione sul territorio, eppure capi storici ci sono e tirano le redini di un complesso gioco sotterraneo nel pugliese.
Tredici mesi fa l’arresto Francesco Campana e nel 2010 l’operazione Last Minute, che porterà alla sbarra diciotto esponenti dell’organizzazione sembravano aver inflitto un duro colpo. Ritornano alla mente le parole della relazione della Direzione Investigativa Antimafia del primo semestre 2011 sulla provincia di Brindisi; parole che ora fanno rabbrividire, ma che potrebbero anche essere una solo e mera coincidenza:
Nel semestre le Forze di Polizia hanno, inoltre, eseguito numerose attività repressive mirate a colpire la capacità militare delle organizzazioni locali, procedendo, complessivamente al sequestro di 10 pistole, tre tucili e due ordigni esplosivi artigianali idonei a commettere attentati dinamitardi

La ripresa degli attentati (minacce, incendi, teste di coniglio inviate alle istituzioni) prefiguravano forse un’escalation, ma nessuno avrebbe potuto prevedere che potesse concludersi così. Con una strage degli innocenti. 
 
Davide Vittori

Comments:

Download SocComments v1.3