Questo sito utilizza dei cookie tecnici e di terze parti. Continuando con la navigazione l'utente accetta il loro utilizzo

Cos'è la Mafia?

Categoria: Italia
Pubblicato Martedì, 14 Agosto 2012 12:46
Scritto da Super User
Visite: 4240
Нравится

 

Cos'è la Mafia?

 


Uomini Soli. E' il libro uscito di recente per commemorare un quadruplo tristissimo anniversario. Pio La Torre, Carlo Alberto Dalla Chiesa, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino. Trent'anni fa Cosa Nostra (e parte dello Stato) si liberavano dei primi due. Dieci anni dopo Cosa Nostra (e parte dello Stato) uccidevano i due magistrati. Ma è anche l'anniversario, il trentesimo, di un uomo onesto, ucciso per la sua rettitudine: Paolo Giaccone di cui ricorreva il trentesimo l'11 agosto. Su un corpo dei tanti morti ammazzati di quel periodo si riscontrava una impronta che poteva incastrare il killer mafioso: rifiutandosi di "aggiustare" la perizia si era condannato a morte. Cosa Nostra raramente perdona e men che meno quando non si obbedisce agli ordini impartiti; cinque storie di cinque uomini che avevano deciso di correre da soli. Tra la Sicilia e Roma.
Parlando quotidianamente ormai di radicamento mafioso in Emilia Romagna mi viene spesso fatto notare che la mafia ormai non è più quella che spara perché scorrazza con la lupara, vestita di cenci perché contadina, rozza perché analfabeta. I mafiosi ormai mandano nelle migliori università i figli in modo che imparino a gestire in maniera professionale il riciclaggio di denaro, lo spaccio di droga o il traffico di uomini e armi.

E' un ritornello che ritorna immancabilmente: una verità rivelata che raccoglie consenso e applausi davanti al pubblico che solo da poco ha iniziato a, o ha voluto per essere precisi, scontrarsi con i problemi legati alla criminalità organizzata. Dopo anni di silenzio al Nord qualcuno ne parla con costanza: magistrati, associazioni, politici (pochi con cognizione di causa e molti sottovalutandone il pericolo), giornalisti. Da tali schiere qualcuno ha pronunciato la frase, magari soltanto per dare contezza della trasformazione in chiave imprenditoriale delle mafie. E da lì è nato il mantra.
L'unico dubbio che mi viene, però, è se questa frase sia mai stata vera. Certo Riina coltivava le arance, Binnu mangiava la cicoria. E i vari killer, con quei soprannomi siculi: tutti poveri contadini. Vito Ciancimino povero ci nasce, ma colletto bianco mafioso lo diviene subito. Michele Navarra contadino non era. Primo dei boss di Corleone, egli era il primario dell'ospedale: più che colletto bianco, era un camice bianco. L'imprenditore Gaetano Graci, uno dei cavalieri dell'apocalisse mafiosa assieme al Cavaliere del Lavoro Costazo, Mario Rendo e Francesco Finocchiaro secondo la magnifica definizione di Giuseppe Fava, nemmeno lui girava con la lupara. Salvo Lima? Giulio Andreotti? L'elenco è potenzialmente sterminato.
La verità per me è un'altra. Molto meno romantica e molto più prosaica.
I mafiosi erano contadini quando si andava al soldo dei feudi agrari siciliani per cacciare chi voleva il rispetto dei decreti Gullo che ridistribuivano la terra, togliendola dall'improduttività latifondista. Sono diventati imprenditori e politici (o ne hanno presi a sé in quantità industriale) quando si doveva cementificare e vincere appalti. Sono manager ai giorni d'oggi quando i traffici diventano internazionali e serve una cultura imprenditoriale globalizzata per poterli gestire al meglio.
Poi restano le fiction e i paesaggi agrari della Sicilia interna, della Sila calabrese e qualche masseria in Campania. Ma è come se fosse un ricordo folkloristico dei padri nobili: ricordate la vostra terra e da dove venite.
L'indelebile traccia però è nell'essenza della criminalità organizzata, nei giuramenti che rievocano miti e credenze perdute: sono mafiosi e, come tali, sodali di associazioni criminali dedite a fare profitti illeciti per pochi, spargendo le briciole nei luoghi natii per mantenere il consenso. Se fossero stati contadini nei tempi del sacco di Palermo, manager ai tempi dei feudi, costruttori al giorno d'oggi, la criminalità organizzata non sarebbe quella macchina macina soldi che è diventata.
Più che ricordare la lupara e la coppola di fantomatici tempi antichi ad ogni piè sospinto, dovremmo imparare cos'è quel mare magnum che chiamiamo mafia.
E' un camaleonte. Si trasforma per sopravvivere. Uguale a sé stessa nelle viscere, ma con la pelle in continua mutazione.


Davide Vittori



Comments:

Download SocComments v1.3