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Reggio Calabria - Milano solo andata

 

Reggio Calabria - Milano solo andata

 

Se un bel giorno il regista Claudio Fragasso si svegliasse e decidesse di girare il terzo capitolo della fortunata saga cinematografica, probabilmente lo intitolerebbe così. D'altra parte,  all'epoca ambientazioni e protagonisti del primo film erano in parte giustificati dal recente arresto - avvenuto poco meno di due anni prima - del capo dei capi Totò Riina e dai colpi inferti alle numerose famiglie di mafia che banchettavano e trafficavano armi e droga nell'Autoparco milanese di Via Salomone. 

 
Parlare di mafia siciliana oggi, in termini generali e in relazione alla sua presenza a Milano, non sarebbe certamente azione sbagliata o inutile. La storia criminale dei Madonia, dei Fidanzati (il cui coinvolgimento è guarda caso emerso nell'ambito dell'indagine Staffa sui rapporti tra le finanziarie sammarinesi e la criminalità organizzata), pur ultra-decennale e giudizialmente riconosciuta, viene eclissata e accantonata in confronto all'inarrestabile ascesa di quella che oggi va considerata - come già accade anche in ambiente istituzionale - la più pericolosa organizzazione criminale mafiosa a livello mondiale: la 'ndrangheta.
 
 
E' un curioso scherzo del destino, quello che il giorno successivo allo scioglimento del consiglio comunale di Reggio Calabria da parte del Viminale per contiguità mafiose dell'amministrazione fa seguire proprio oggi l'arresto di Domenico Zambetti, assessore regionale Lombardia della giunta Formigoni. Stando alle indagini condotte dai Carabinieri, Zambetti avrebbe - il condizionale è d'obbligo - pagato 200.000 euro ai referenti delle cosche Palamiro-Bruzzaniti e del clan Mancuso di Palmi per comprare voti ed avere la certezza di essere eletto. In effetti Zambetti viene poi eletto con oltre 11.000 preferenze e quindi nominato assessore alla casa (Aler), grazie - questo sostiene l'accusa nella persona del pubblico ministero Giuseppe D'Amico, al rapporto instaurato con Giuseppe D'Agostino, gestore di locali notturni dell'hinterland e referente della cosca Palamiro-Bruzzaniti. 
 
L'ago della bilancia
Non è difficile immaginare chi - tra i due - detenesse il reale potere di decidere e pianificare le scelte. Io, che ho studiato giurisprudenza, sono stato costretto ad immagazzinare nozioni e articoli sulla composizione del Parlamento, sulle fonti normative e sulla divisione dei poteri. In realtà mi sarebbe bastato parlare con qualche affiliato della 'ndrangheta milanese ('ndrangheta calabrese suona ormai anacronistico e desueto) per capire come funziona realmente. E' sufficiente leggere quanto riportato nell'ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip del Tribunale di Milano per rendersene conto all'istante:

"s'è messo a piangere, e piangeva per la miseria, si è cagato sotto, cagato completo, totale, ogni tanto solo così possiamo prenderci qualche soddisfazione. Il potere lo hanno i politici e la legge, però ogni tanto, vaff..., con l'aiuto degli amici, ogni tanto una soddisfazione ce la prendiamo
 
In cambio dei voti, l'alacre Zambetti avrebbe inoltre assunto dei parenti degli 'ndranghetisti all'Aler (ente casa regione Lombardia) e assicurato lavori e appalti a ditte e cooperative degli stessi. In altre parole, il denaro non è tutto nella vita. Parola di 'ndrangheta.
Scrivi Milano, leggi San Luca
Non abitando a Milano, purtroppo non mi è possibile assistere al curioso spettacolo che sta presumibilmente avendo luogo di questi tempi al Pirellone, ormai diventato abituale luogo di frequentazione di politici e 'ndranghetisti (da una parte) e di andirivieni di Carabinieri e Guardia di finanza (dall'altra). Suppongo che gli uomini di queste due Forze di polizia si diano sostanzialmente il cinque nel momento in cui si incontrano tra l'ingresso e le scale del palazzo, chi per arrestare qualcheduno coinvolto nelle indagini della magistratura milanese (e non solo), chi per acquisire documentazione sui conti degli stessi politici. Gli ultimi articoli fotografano la scena descrivendo le Fiamme gialle uscire dal Pirellone addirittura con valigie e trolley contenenti i documenti da analizzare. 
 
Sinceramente, continuo a sorprendermi ogni volta. Qua da noi - leggasi Emilia-Romagna - la 'ndrangheta è sì di casa da decenni (gioco d'azzardo, appalti, traffico di stupefacenti=Dragone, Mammoliti, Grande Aracri, Vrenna-Corigliano-Pompeo), ma al contempo non è riuscita - per fortuna - a scalfire così in profondità il tessuto politico della regione, benché siano comunque presenti alcuni casi documentati di concreti tentativi di inserirsi e condizionare l'operato politico emiliano (al momento non in Romagna). In Lombardia invece sembra quasi di assistere ad una corsa di cavalli, nella quale gli scommettitori - la 'ndrangheta - scelgono accuratamente e meticolosamente il proprio destriero vincente (il politico di turno), quello che farà vincere loro più denaro. Se lo scioglimento del consiglio comunale di Reggio Calabria è di per sè un evento clamoroso, viene da chiedersi quanto tempo bisogna ancora aspettare perché la Cancellieri decida di staccare definitivamente la spina ad un consiglio regionale che assomiglia sempre più ad un braccio del carcere di San Vittore piuttosto che ad un organo politico.
 
Ad oggi non si ha memoria di un esempio analogo di infiltrazione mafiosa nella vita politica del Paese nel centro-nord Italia. Zambetti è solamente l'ultimo di un'incredibile quanto reale trafila di indagati in Regione Lombardia (per non parlare di consigli comunali, provinciali e via dicendo). Dal 2010 ad oggi, anno d’inizio del Formigoni IV, si è raggiunta l'incredibile cifra di 13 indagati a vario titolo, tra membri del Consiglio e della Giunta, su 80 eletti. Non si arriva a tanto nemmeno in Liguria, dove l'infiltrazione mafiosa ha raggiunto forme che spaziano dall'ingresso in politica (ben due consigli comunali sciolti nell'ultimo anno, Bordighera e Ventimiglia) ad enigmatici rapporti con la magistratura locale. Il presidentissimo Formigoni anche questa volta ha fatto sapere che non intende dimettersi.
 
 
 
 
L'Atletico indagati
Con questo impressionante traguardo, viene spontaneo chiedersi per quale motivo Formigoni non abbia ancora deciso di impegnarsi su altri fronti, specie quello sportivo. Con 13 indagati sarebbe infatti possibile formare una squadra completa in ogni reparto e avere perfino due riserve da schierare in caso di infortunio. Un nome adeguato potrebbe essere proprio questo: Atletico inquisiti. Sarebbe scorretto mettere tutti sotto la stessa bandiera: c'è chi si occupa di corruzione, chi di finanziamento illecito ai partiti, chi di agevolare le attività della 'ndrangheta. Ognuno ha dunque il suo proprio ruolo. In ogni caso, il bomber della squadra è sicuramente vicino al gol.
 
 
 
 
 
 
Patrick Wild
 
 
 
 

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