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Procede l'udienza preliminare sulla Trattativa Stato-Mafia

 
Procede l'udienza preliminare sulla Trattativa Stato-Mafia
 
 
* Con il post di oggi inauguriamo la serie di articoli dedicati agli sviluppi del procedimento (attualmente allo "step" dell'udienza preliminare) sulla presunta Trattativa Stato-Mafia. Solitamente l'attenzione mediatica dei quotidiani e delle agenzie (e a seguire, del pubblico e dei lettori) si concentra al momento dello scoppio delle indagini, mentre pochi seguono gli sviluppi processuali della vicenda. Nel caso dell'indagine sulla Trattativa, vuoi per l'importanza senza pari dell'argomento trattato, vuoi per il magistrale lavoro di informazione e denuncia fatto dalle Agende Rosse di Salvatore Borsellino (fratello del magistrato Paolo), sono certamente riscontrabili sensibili differenze. Ciononostante vi è ancora una considerevole e silenziosa maggioranza che ignora ciò che sta accadendo attualmente nell'aula bunker di Palermo, nella quale si sta celebrando - come abbiamo ricordato poc'anzi - l'udienza preliminare. E' bene quindi prestare attenzione e seguire tutti i passaggi.
 
Procede a tappe serrate l'udienza preliminare del procedimento sulla Trattativa Stato-Mafia. Nella seconda udienza, celebrata ieri a Palermo dal Gup Piergiorgio Morosini, sono state decise alcune importanti questioni preliminari.
 
Una di queste riguarda la costituzione delle parti civili: sono state ammesse la Presidenza del Consiglio dei Ministri, Rifondazione Comunista, il Comune di Palermo, il Centro Pio La Torre, l'ex capo della polizia Gianni De Gennaro (per la presunta calunnia subita da Massimo Ciancimino), i familiari dell'ex eurodeputato Salvo Lima, ucciso dalla mafia nel '92, il movimento Agende Rosse rappresentato da Salvatore Borsellino, e il sindacato di polizia Coisp. 
 
Per contro, Morosini non ha ritenuto fondata la richiesta di costituzione dell'associazione anti-racket di Marsala e dei familiari delle vittime della strage di via D'Amelio (Salvatore Borsellino è comunque ammesso, ricordiamo, come movimento delle Agende Rosse) e Antonino Vullo, unico poliziotto rimasto vivo. Secondo Morosini, non vi sarebbe infatti nesso causale diretto e immediato.
 
L'altra importante decisione riguarda l'ex ministro democristiano Nicola Mancino, la cui istanza proposta per separare la sua posizione da quella degli altri indagati (il termine corretto, a differenza della quasi totalità dei quotidiani e agenzie che utilizzano impropriamente il termine "imputati") è stata rigettata. In realtà la posizione di Mancino rimane sospesa, dal momento che l'udienza del 27 novembre prossimo è deputata a stabilire la fondatezza o meno dell'eccezione di competenza sollevata dalla difesa di Mancino: vale a dire, se egli debba essere giudicato dal Tribunale ordinario o da quello dei Ministri, dato il ruolo istituzionale ricoperto dall'ex ministro nel periodo cui le accuse fanno riferimento. 
 
L'udienza è stata aggiornata al 20 novembre, data nella quale verranno affrontate altre importanti questioni preliminari. Prima fra tutte ancora l'eccezione di incompetenza territoriale sollevata dalla difesa dell'ex ministro Calogero Mannino, secondo la quale il foro di competenza sarebbe quello romano.
 
Si preannunciano dunque dieci giorni di fuoco - per tre udienze complessive (20, 27, 29 novembre) - nei quali si dirimeranno le principali questioni procedurali in vista dell'eventuale rinvio a giudizio degli indagati. Tra queste l'annunciata richiesta degli avvocati di Marcello Dell'Utri di spostare il procedimento/processo a Caltanissetta per incompetenza territoriale. 
 
Patrick Wild

 

 

 

 

 

 

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