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Per non dimenticare: Pio La Torre e Rosario Di Salvo, trent’anni dopo

 

 
 
Sono passati trent’anni da quel tragico 30 aprile 1982. La Mafia uccise Pio La Torre e Rosario Di Salvo, per ridurli al silenzio, per eliminare l’altra politica, quella onesta che denunciava già allora (ma era una voce nel deserto) le pericolose commistioni tra colletti bianchi e Cosa Nostra; Pio La Torre, avendo vissuto la Mafia prima nelle occupazioni delle terre dei contadini siciliani per far applicare i decreti Gullo e poi nella camera del Lavoro di Corleone, successore di quel Placido Rizzotto di cui quest’anno sono state ritrovate le spoglie dopo oltre sessant’anni, conosceva meglio di altri sin dove poteva incunearsi il crimine organizzato e sapeva su quali amicizie poteva contare: Pio La Torre conosceva la Mafia, ma sapeva anche come contrastarla. Dal basso, insieme ai contadini che reclamavano i loro diritti; e dall'alto, nel Parlamento siciliano e in quello italiano, per un contrasto politico e non solo giudiziario-repressivo della mafia. Per chi gli eventi del 1982 li ha letti solo sui libri di Storia, egli potrebbe apparire come uno politico come un altro sacrificato sull'altare dell'antimafia. In realtà, la sua eredità è immensa, tangibile ed estremamente ricca. Ricca di persone, lavoro e legalità. Quelle cooperative che ogni giorno, passo dopo passo, costruiscono un futuro diverso e un’alternativa di società sono il frutto della sua battaglia, della legge a lui intitolata, la legge Rognoni-La Torre, la quale per la prima volta istituisce il reato di associazione mafiosa nell’ordinamento italiano (art.416 bis). 

Attentato alla giustizia. 150 anni di trattative Stato-Mafia

 

 Attentato alla giustizia. 150 anni di trattative Stato-Mafia

Attentato alla giustizia. 150 anni di trattative Stato-Mafia.

Nicolò Cavalli - 17 marzo 2012
Piergiorgio Morosini è magistrato al Tribunale di Palermo. Romagnolo d'origine, ieri sera Morosini è tornato nella sua terra per raccontare il proprio quotidiano impegno di contrasto alla criminalità organizzata. Davide Vittori, uno degli organizzatori dell'incontro, interviene su Linkiesta per sintetizzare i temi del dibattito.
 
di Davide Vittori *
La Trattativa” Stato-Mafia non esiste. Esistono “Le Trattative”. 1870, un questore di Palermo, tal Albanese, per risolvere la questione dell’ordine pubblico nell’isola siciliana decide di rivolgersi ad un clan mafioso, in aperta rivalità con altre cosche. Grazie allo zelo del procuratore dell'epoca, Albanese viene messo sotto processo con l’accusa di essere stato mandante di un omicidio.Per fuggire alla cattura si rifugia nella casa dell’allora presidente del consiglio, Giovanni Lanza.

Cinquantamila firme per Liberarci dalla corruzione mafiosa

 

Cinquantamila firme per Liberarci dalla corruzione mafiosa
 
La Corte dei Conti ha stimato che la corruzione in Italia costa 60 miliardi di euro alla comunità. Una cifra enorme, se si considera che nemmeno le manovre (o quasi) varate l'anno passato sono arrivate a tanto. Definire la corruzione una piaga nazionale non sembra quindi sbagliato, considerando tanto le recenti vicende legate alle tangenti nella sanità lombarda, quanto i sistemi criminogeni su cui la magistratura sta lavorando - le cosiddette P3 e P4.
Non si tratta nemmeno di un fenomeno recente, d'altronde: già nel 1952 Achille Lauro prometteva un paio di scarpe in cambio di un voto. Una scarpa prima di votare e l'altra una volta accertato che il segno sulla scheda era stato fatto correttamente. Il voto di scambio è l'apice dell'atto corruttivo, perché incide malignamente sul sistema democratico, minando le basi della libera e consapevole scelta da parte di un cittadino del candidato preferito.
Tangentopoli, nel 1992, scoperchiò un vero vaso di pandora che, seppur non incidesse platealmente sul voto di scambio, sicuramente si avvicinava a tale pratica, rendendola ancora più odiosa agli occhi dei cittadini comuni, in quanto a praticarla non erano i poveri delle periferie delle città del Sud, ma dei colletti bianchi, perfettamente inseriti nella società democratica, i quali approfittavano della liquidità a disposizione in cambio di favori negli appalti pubblici. Quegli stessi colletti bianchi potevano ben definirsi organici ai partiti ai quali versano del denaro: se è vero che nessun uomo, nemmeno Stalin, secondo il famoso slogan democristiano, poteva guardare dentro la cabina elettorale di questi personaggi, è lecito pensare che i loro voti, al pari di quelli dei loro fedeli, andassero a chi garantiva maggiori commesse pubbliche.
Al Sud e, più recentemente nel Nord, la corruzione e il voto di scambio erano (e sono) legati a doppio filo con le Mafie. Chi dispone di più liquidità, proveniente ovviamente da attività illecite, per poter far eleggere un tal deputato, senatore o consigliere, se non la criminalità organizzata?

8 Marzo: donne contro le mafie

 


Cara Anna (...) mia figlia ha dovuto lasciare un bel ragazzo solamente perché, nel passato, alcuni suoi parenti erano nemici di mio marito (...) Non c'è stato niente da fare, hanno dovuto smettere (...) Avevo sperato in un futuro migliore per mia figlia, che sarebbero stati bene insieme. (...) Ma dobbiamo portare la nostra croce...".


Lettera di Maria Morabito, moglie di Pasquale Condello, ad una amica 



L'8 Marzo si celebra la festa della donna, una ricorrenza per i più divenuta abitudine se non occasione per serate all'insegna del divertimento e dello svilimento ulteriore della donna. Ugualmente vi sono tante donne che - non solo l'8 Marzo - dedicano la loro vita e il loro tempo all'impegno civile e al volontariato.
Quest'anno il Quotidiano di Calabria ha lanciato una campagna che propone di dedicare la giornata dell'8 Marzo alle "donne contro la 'ndrangheta", un appello che al momento sta raccogliendo numerose adesioni.

Beni confiscati alla criminalità organizzata: cosa si può fare?

Dai boss agli studenti anfi-mafia
 
Una festa di popolo. Pacifica, in nome della legalità. Come l’occupazione dei feudi, quando la legge invocata era quella per l’assegnazione delle terre incolte. Anche se qui il popolo ha un’età media bassa e spensierata, e la legge è già arrivata. Anche se invece del classico sole siciliano c’è una pioggia inclemente, come sempre accade quando si festeggia la “prima volta”.