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Cos'è la Mafia?

 

Cos'è la Mafia?

 


Uomini Soli. E' il libro uscito di recente per commemorare un quadruplo tristissimo anniversario. Pio La Torre, Carlo Alberto Dalla Chiesa, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino. Trent'anni fa Cosa Nostra (e parte dello Stato) si liberavano dei primi due. Dieci anni dopo Cosa Nostra (e parte dello Stato) uccidevano i due magistrati. Ma è anche l'anniversario, il trentesimo, di un uomo onesto, ucciso per la sua rettitudine: Paolo Giaccone di cui ricorreva il trentesimo l'11 agosto. Su un corpo dei tanti morti ammazzati di quel periodo si riscontrava una impronta che poteva incastrare il killer mafioso: rifiutandosi di "aggiustare" la perizia si era condannato a morte. Cosa Nostra raramente perdona e men che meno quando non si obbedisce agli ordini impartiti; cinque storie di cinque uomini che avevano deciso di correre da soli. Tra la Sicilia e Roma.
Parlando quotidianamente ormai di radicamento mafioso in Emilia Romagna mi viene spesso fatto notare che la mafia ormai non è più quella che spara perché scorrazza con la lupara, vestita di cenci perché contadina, rozza perché analfabeta. I mafiosi ormai mandano nelle migliori università i figli in modo che imparino a gestire in maniera professionale il riciclaggio di denaro, lo spaccio di droga o il traffico di uomini e armi.

Loro bruciano, noi ricostruiamo


Come riminesi, durante la stagione estiva ospiti da anni di una cooperativa corleonese che gestisce i terreni confiscati alla mafia e che quotidianamente deve far fronte a non pochi problemi di carattere economico (ma non solo), non possiamo non esprimere solidarietà nei confronti dei soci delle cooperative siciliane e pugliesi che in questi giorni hanno visto il frutto del loro duro lavoro andato letteralmente in fumo. 

Questi gravi atti intimidatori dovrebbero zittire definitivamente chi da sempre vede nel recupero sociale dei beni confiscati alle mafie una perdita di tempo e denaro (recuperabile con l'eventuale vendita dei beni stessi), oltre che un progetto inutile e poco incisivo nel contrasto alle mafie. 


La realtà è esattamente l'opposto. L'aggressione ai patrimoni mafiosi, sulla strada tracciata trent'anni fa da Pio La Torre, per creare lavoro, dignità e giustizia, nelle terre che per lungo, troppo tempo hanno conosciuto queste parole solo come un eco lontano, descrive il percorso coerente e straordinario che stanno conducendo centinaia di cooperative ed enti nel Meridione da molti anni a questa parte. 


Durante le nostre brevi, seppur intense, esperienze nei campi a Corleone e Canicattì abbiamo potuto solo scorgere le difficoltà cui queste coraggiose realtà vanno incontro. Dal dovere scalfire il muro di omertà e di accettazione sociale nei terreni dove imperava la cultura del privilegio mafioso, alla consapevolezza di dover sudare e sporcarsi le mani in terra ogni giorno perché quei terreni aridi portino i frutti e i prodotti del lavoro giusto.

 

E' una semplice questione di scelte: siamo geneticamente diversi.
Loro sono i vigliacchi, noi ci mettiamo la faccia.
Loro bruciano, noi ricostruiamo.
 

Patrick Wild
 
 
                                                                                    (Immagine protetta da Copyright - E' vietata la riproduzione della stessa senza l'autorizzazione dell'autore)
 
 
 
 
 

Brindisi. Le ragioni di un attentato e quegli ordigni sequestrati pochi mesi fa.

Articolo uscito il 19 maggio su Linkiesta
 
 
 
 
Hanno colpito lo Stato. Non sappiamo ancora chi, ma di certo oggi la coscienza italiana ha subito un duro sfregio, che difficilmente riuscirà a ricucire.
A Brindisi è esploso un ordigno di fronte alla scuola Morovillo-Falcone, lo stesso giorno in cui la Carovana antimafia promossa dall’associazione Libera sarebbe arrivata nella provincia pugliese. Un ordigno con timer, a venti anni dall’annus horribilis del 1992, di fronte alla scuola intitolata al magistrato palermitano ucciso il 23 maggio.
Forse sono solo coincidenze, o forse la Sacra Corona Unita di fronte all’avanzata dello Stato italiano ha deciso di reagire con l’opzione stragista. La più vile, la più bieca anche perché diretta contro degli innocenti, delle ragazze e dei ragazzi che nulla avrebbero dovuto aspettarsi che vedersi ucciso il futuro dalle scintille di un calcolato e brutale odio. Se ascoltassimo Poirot una coincidenza è una coincidenza, due coincidenze sono un indizio, tre coincidenze somigliano a una prova.

I professionisti dell'antimafia


Riportiamo un articolo ritrovato nelle ultime ore e fatto girare rapidamente in rete. Si tratta dell'articolo di Repubblica, datato 1992 e firmato Sandro Viola, nel quale quest'ultimo commenta a più riprese la nomina di Giovanni Falcone agli Affari penali del Ministero di Grazia e Giustizia. A leggerlo ora fa impallidire, se non altro per i termini e i toni utilizzati da Viola per dipingere l'attività di un uomo che da lì a pochi mafiosi il cancro mafioso e il dito di Brusca sul telecomando ci avrebbe portato io. Se a vent'anni bisogna essere "Capaci" di memoria, giova ricordare che proprio la memoria per essere tale deve tradursi in esercizio quotidiano. E che talvolta la penna fa più male della dinamite.

Per Pino Maniaci: voce libera che non deve scomparire

Per Pino Maniaci: voce libera che non deve scomparire L'amicizia e l'immensa riconoscenza che abbiamo nei confronti di Pino Maniaci, vero giornalista di frontiera, giornalista con le palle, continuamente minacciato dai poteri mafiosi siciliani, ci spinge a chiedervi di inviare, seguendo la proposta di DIECIeVENTICINQUE, una lettera al ministro Passera per non far chiudere una delle poche voci libere e antimafiose rimaste a livello locale.
Pino è la testimonianza di come la Mafia abbia paura delle persone che la sfidano, la deridano facendo conoscere alla popolazione nomi e cognomi di tutti i signorotti locali. Il suo lavoro, apprezzato a livello internazionale e portato avanti con mezzi che non superano la sussistenza (e noi ve lo possiamo garantire, dato che molti di noi sono stati ospiti e hanno condotto il suo telegiornale) merita molto di più di questo trattamento. 


TELEJATO NON DEVE CHIUDERE!
Per scrivere al ministro Passera: segreteria. Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Ed ecco la lettera:
Al Ministro Ministro dello Sviluppo Economico e delle Infrastrutture e Trasporti Corrado Passera,
Tra pochi giorni, il 9 maggio, ricorrerà il trentaquattresimo anniversario dell’uccisione mafiosa del giornalista Peppino Impastato. L’Italia intera si appresta a commemorare il coraggio di un giovane che, insieme ai suoi compagni, dai microfoni di “Radio Aut” denunciava senza paura gli interessi mafiosi, a Cinisi e oltreoceano, del boss Badalamenti. Senza omissioni o connivenze, con la sola arma della libertà e dell’ironia. Pagando la sua dedizione e il suo coraggio, con la vita. Oggi, a trentaquattro anni da quel 9 maggio 1978, molti altri cronisti e operatori dell’informazione seguono il suo esempio rischiando ogni giorno per poter svolgere a testa alta e schiena dritta il lavoro di giornalisti. Tra questi: Giuseppe Maniaci e la sua redazione di Telejato, emittente televisiva con sede a Partinico.