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Procede l'udienza preliminare sulla Trattativa Stato-Mafia

 
Procede l'udienza preliminare sulla Trattativa Stato-Mafia
 
 
* Con il post di oggi inauguriamo la serie di articoli dedicati agli sviluppi del procedimento (attualmente allo "step" dell'udienza preliminare) sulla presunta Trattativa Stato-Mafia. Solitamente l'attenzione mediatica dei quotidiani e delle agenzie (e a seguire, del pubblico e dei lettori) si concentra al momento dello scoppio delle indagini, mentre pochi seguono gli sviluppi processuali della vicenda. Nel caso dell'indagine sulla Trattativa, vuoi per l'importanza senza pari dell'argomento trattato, vuoi per il magistrale lavoro di informazione e denuncia fatto dalle Agende Rosse di Salvatore Borsellino (fratello del magistrato Paolo), sono certamente riscontrabili sensibili differenze. Ciononostante vi è ancora una considerevole e silenziosa maggioranza che ignora ciò che sta accadendo attualmente nell'aula bunker di Palermo, nella quale si sta celebrando - come abbiamo ricordato poc'anzi - l'udienza preliminare. E' bene quindi prestare attenzione e seguire tutti i passaggi.
 
Procede a tappe serrate l'udienza preliminare del procedimento sulla Trattativa Stato-Mafia. Nella seconda udienza, celebrata ieri a Palermo dal Gup Piergiorgio Morosini, sono state decise alcune importanti questioni preliminari.

Reggio Calabria - Milano solo andata

 

Reggio Calabria - Milano solo andata

 

Se un bel giorno il regista Claudio Fragasso si svegliasse e decidesse di girare il terzo capitolo della fortunata saga cinematografica, probabilmente lo intitolerebbe così. D'altra parte,  all'epoca ambientazioni e protagonisti del primo film erano in parte giustificati dal recente arresto - avvenuto poco meno di due anni prima - del capo dei capi Totò Riina e dai colpi inferti alle numerose famiglie di mafia che banchettavano e trafficavano armi e droga nell'Autoparco milanese di Via Salomone. 

 
Parlare di mafia siciliana oggi, in termini generali e in relazione alla sua presenza a Milano, non sarebbe certamente azione sbagliata o inutile. La storia criminale dei Madonia, dei Fidanzati (il cui coinvolgimento è guarda caso emerso nell'ambito dell'indagine Staffa sui rapporti tra le finanziarie sammarinesi e la criminalità organizzata), pur ultra-decennale e giudizialmente riconosciuta, viene eclissata e accantonata in confronto all'inarrestabile ascesa di quella che oggi va considerata - come già accade anche in ambiente istituzionale - la più pericolosa organizzazione criminale mafiosa a livello mondiale: la 'ndrangheta.
 

Antonio Ingroia intervistato da Saverio Lodato

 

Antonio Ingroia intervistato da Saverio Lodato

 

Qui troverete i link dell'interessantissima intervista che Saverio Lodato ha fatto ad Antonio Ingroia all'interno del Premio Ilaria Alpi, alla cui organizzazione va il nostro grazie per averci invitato a partecipare.
Da non perdere se vi interessa il tema della lotta alla mafia in Italia, quello delle stragi del 1992 e, ovviamente, la questione Trattativa Stato-Mafia.
Clicca sulla prima immagine per la Parte 1 e sulla seconda per la Parte 2.


Antonio Ingroia intervistato da Saverio Lodato 

Trent'anni fa: quando la mafia tremò

 

Trent'anni fa: quando la mafia tremò

 

Il 13 settembre 1982, esattamente 30 anni fa, il Parlamento approva la legge 646/82, meglio nota come "Rognoni-La Torre", dal nome del ministro degli Interni di allora e dal primo firmatario della stessa, l'onorevole Pio La Torre, deputato comunista, ucciso per mano mafiosa il 30 aprile dello stesso anno assieme alla suo uomo di scorta nonchè suo caro amico, Rosario Di Salvo. Pochi giorni prima dell'approvazione della Legge, Carlo Alberto Dalla Chiesa venne assassinato sempre per mano mafiosa. 

Prima del 13 settembre 1982 tutti sapevano cos'era la "mafia". La incontravano quotidianamente, c'è chi ci faceva affari assieme, chi la subiva, chi la trovava all'interno degli atti giudiziari. Peccato che fino a questa data per il codice penale italiano essere mafioso non fosse reato. Paradossi tutti italiani.

Libero, di nome e di fatto

 

 Libero, di nome e di fatto
Riceviamo e pubblichiamo,
 
 
Il 29 agosto del 1991, in via Alfieri mentre Libero Grassi si reca al lavoro viene raggiunto da cinque colpi di pistola, che spengono la sua voce divenuta un solitario grido di ribellione alla mafia. Non deve stupire la sua solitudine, perché quella di rinunciare alla scorta fu una scelta dettata dall’illusione che la sua esposizione pubblica gli avrebbe fatto da scudo. Ciò che invece deve continuare ad indignare chiunque conosca questa storia, è la solitudine di Libero Grassi nella sua lotta al predominio mafioso. Mentre il mancato appoggio da parte dei suoi concittadini può essere parzialmente giustificato, per le istituzioni non ci sono scusanti. Non solo non venne sostenuto, ma molti lo considerarono un Don Chisciotte moderno impegnato a combattere gli inesistenti mulini a vento della mafia.
 
È interessante osservare ciò che invece ora avviene in via Alfieri, dove non ci sono targhe a ricordare il suo sacrificio, ma ogni anno la famiglia rinnova il manifesto di accusa contro chi venne meno al suo dovere in quel periodo e traccia sul marciapiede su cui Libero morì  una macchia di vernice rossa, simbolo di tutto il sangue innocente versato. Con il passare del tempo quella che era un’occasione di ricordo per pochi, si è trasformata in un momento di riflessione di carattere nazionale. Quest’anno in seguito alla commemorazione in via Alfieri sono state tante e partecipate le iniziative organizzate a Palermo.