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Monte dei Paschi: la banda del 5% riciclava a San Marino

Monte dei Paschi di Siena al bivio

 

Le vicende del Monte dei Paschi di Siena sono note a tutti. Operazioni speculative e acquisti di banche con presunte mazzette a seguite, un buco a bilancio di proporzioni gigantesche e un sistema, quello della rossa Siena, decapitato dagli scandali e dai finanziamenti a pioggia della Fondazione. 

Dentro e fuori MPS, come sappiamo, agiva la cosiddetta "banda del 5%". Il 5% era la "stecca" che avrebbero intascato dirigenti e accoliti, in particolare l'ex direttore finanziario di MPS Gianluca Baldassarri in varie operazioni. 

Andrea Greco di Repubblica così spiega la situazione: 

L'ultima Intervista a Paolo Borsellino: 21 Maggio 1992

 

Il 21 Maggio 1992 Paolo Borsellino rilasciava un'intervista, divenuta ormai famosa dopo che Marcello Dell'Utri, condannato in appello per concorso esterno in associazione mafiosa, definì Mangano un eroe. 

Paolo Borsellino fu il magistrato che istituì un procedimento proprio contro Mangano. 

Se emergeranno nuovi scenari sulla Trattativa Stato-mafia nel periodo intercorso tra la strage di Capaci del 23 Maggio 1992 e quella di Via D'Amelio, 19 luglio, 1992, non dovremo dare la partita per vinta.

Mancherà tutto il periodo relativo al post-1994: quando Dell'Utri fondò un partito chiamato Forza Italia.

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Capaci di Ricordare: 23 maggio 1992

 

 

Ventun'anni dopo. Sembra di utilizzare le stesse parole, le stesse frasi, gli stessi ritornelli, per ricordare Giovanni Falcone. Eppure ricordare una strage come quella di Capaci, non è solo un esercizio retorico, ma un dovere che ognuno di noi ha per non smarrire i valori che Falcone incarnava nella lotta al crimine organizzato.

Il detonatore era stato piazzato per non fallire;  il lavoro del magistrato, per così tanto tempo criticato (tanto dalle belle anime della sinistra quanto da destra per il suo presunto protagonismo) e finanche vilipeso, non doveva più proseguire: la "sentenza" era stata emessa da Totò Riina e non rimaneva che eseguirla. Era il 23 maggio 1992.

Siamo ancora qui

 

 

GapRimini La Torre

                                (Una parte del GAP a Rimini assieme a Franco La Torre, figlio di Pio La Torre e presidente di Flare)

 

Rieccoci qui.

Volevamo rincuorarvi. Siamo ancora qui e non ce ne andiamo. Almeno finché non sentiremo di aver dato quel che potevamo (e forse qualcosa di più), per non sentirci indifferenti di fronte al corso degli eventi e della Storia, per averci almeno provato. 

E' quantomeno d'obbligo fare gli onori di casa per la nostra nuova "tana" virtuale. Come avrete avuto modo di notare, negli ultimi mesi abbiamo ridotto la presenza fisica con eventi ed appuntamenti vari, come anche il nostro vecchio blog, che ha ricevuto man mano sempre meno aggiornamenti. Ciò è dovuto in larga parte al fatto che abbiamo lavorato (quasi) silenziosamente sulle carte e sul campo per portare avanti due ambiziosi progetti. Anzi tre, ovvero il sito internet che avete appena aperto. Dei primi due non possiamo ancora parlarvi (meglio incrociare le dita, come si suol dire), il terzo ve lo andiamo a presentare ora.

Questo nuovo sito ci permetterà di fare attività di informazione a 360°. Innanzitutto gli articoli, ora facilmente consultabili e suddivisi in base ad attinenza geografica o tematica. Parleremo di mafie e antimafia, ma non mancheranno riflessioni sulle questioni politiche, sociali e altro ancora. Uno spazio privilegiato l'avranno i nostri dossier/speciali (li trovate linkati nel menù a sinistra) su particolari aspetti e approfondimenti della presenza mafiosa sul nostro territorio. 

Il regalo dello scudo fiscale alle Mafie

 

Logo Direzione Investigativa Antimafia

 

La DDA ha arrestato oggi 38 persone nell'ambito di un operazione che vede coinvolto il Mancuso di Limbadi, una delle cosche più potenti di Vibo Valentia, ma anche capace di arrivare a radicarsi al Nord (Bologna, Torina, Parma...).  Guarda caso lo stesso nome che ritorna nelle varie operazioni Decollo, che hanno coinvolto il Credito Sammarinese. Guarda caso di mezzo c'è lo scudo fiscale.

Quando si diceva che lo scudo fiscale made in Tremonti era un regalo alle mafie non ci credeva nessuno.

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