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Alla ricerca del Procuratore perduto

 

Se la storia della lotta alla criminalità organizzata negli ultimi trent'anni ci ha insegnato qualcosa è che senza coordinamento e visione di insieme non è possibile intaccare in maniera profonda il radicamento della criminalità organizzata. Il valore aggiunto di tale coordinamento è emerso con tutta la sua forza  nella Sicilia degli anni '80 grazie ai magistrati del cosiddetto "primo pool" di Palermo (Falcone, Borsellino etc.) ed è stato poi adottato a vari livelli, ivi compreso quello nazionale. Per compiere questo difficile, ma indispensabile, compito a livello statale è stata istituita tra il 1991 e il 1992 la Direzione Nazionale Antimafia, al cui vertice siede il Procuratore Nazionale Antimafia 

Scalea – Bellaria Igea Marina: solo andata per il clan Muto

Pasquale Basile - arrestato nell'operazione Plinius

L’arresto di un Sindaco e lo scioglimento di un comune sono notizie che hanno sempre una certa eco nella stampa nazionale. A Scalea, città turistica calabrese affacciata sul Tirreno, il primo cittadino Pasquale Basile è stato fermato dai Carabinieri nell’ambito dell’inchiesta Plinius. Un’inchiesta molto importante che ha portato al sequestro di beni per un valore di 60 milioni di euro tra Calabria, Umbria e Basilicata.

Rapporto Transcrime: 25,7 mld di euro nelle mani delle mafie

 

 

 

Il 30 maggio sul sito dell'Ansa è uscita questa notizia:

"PALERMO, 30 MAG - Nelle tasche dei mafiosi nel 2011 sarebbero entrati 25,7 miliardi di euro di proventi, pari all'1,7% del Pil. Di questi, 10,6 miliardi (0,7% del Pil) sarebbero andati direttamente alle organizzazioni criminali cui appartengono. E' quanto si evince dai dati contenuti dal progetto finanziato dal PON Sicurezza e realizzato dal Centro Interuniversitario Transcrime dell'Universita' Cattolica dal titolo ''Quali beni, quali mafie, per quale utilizzo?''. Tra le organizzazioni criminali, ha spiegato il professor Ernesto Savona di Transcrime in Prefettura a Palermo a magistrati ed investigatori impegnati nel contrasto alla mafia, nel 2011 e' stata la camorra quella con gli 'incassi' maggiori, ricavando 3,750 miliardi, seguita dalla ndrangheta con 3,491 miliardi; cosa nostra ha incassato 1.874 miliardi. Sono le estorsioni, con il 44%, la principale fonte di finanziamento delle mafie in Italia che a loro volta investono prevalentemente in immobili (52,3%): case e terreni che i mafiosi acquistano nei territori che controllano a prescindere dall'effettivo valore commerciale. Le cosche comprano anche auto e barche, ma investono solo per il circa 9% in aziende, che operano prevalentemente nel Sud Italia ma anche nelle province di Milano, Brescia, Lecco e Como. E i mafiosi, viene fatto rilevare, non sono grandi imprenditori. preferiscono le Srl con una bassa profittabilita'. Sempre secondo lo studio di Transcrime, sono quelli delle costruzioni, degli autotrasporti e della ristorazione i settori maggiormente infiltrati."

 

Si fa presto a pentirsi

 

Il Fatto Quotidiano riporta questa notizia:

Ieri era atteso in aula per deporre e non si è presentato. Oggi il pentito di ‘ndrangheta Nino Lo Giudice è tornato a dare notizie di sè con una lettera, una sorta di memoriale, inviato all’avvocato Francesco Calabrese. La missiva è stata consegnata al penalista dal figlio di Lo Giudice nell’aula del Tribunale di Reggio Calabria in cui è in corso il processo Meta.

Dopo che si è appreso del testo, nell’aula bunker del Tribunale sono arrivati i Procuratori della Repubblica aggiunti Michele Prestipino ed Ottavio Sferlazza che hanno avvertito il Procuratore della Repubblica, Federico Cafiero De Raho.

Il contenuto della lettera è stato secretato, tuttavia, da quel che è possibile ricostruire, nella lettera il pentito Lo Giudice scrive di voler ritrattare tutte le accuse perché frutto, dice, “di pressioni di alcuni magistrati della Dda”. Lo Giudice esclude di essere o di conoscere il regista degli attentati del 2010 alla Procura generale

Trattativa Stato-Mafia: Agende Rosse e Salvatore Borsellino non saranno parte civile

 

Trattativa Stato Mafia

 

Continua il processo per la Trattativa Stato-Mafia, o meglio per "violenza o minaccia a corpo politico dello Stato" (questo il reato per il quale sono imputati 8 dei 10 imputati). La seconda udienza in programma stamane a Palermo ha riguardato la questione delle numerose costituzioni di parte civili da parte di enti, privati e associazioni. Dopo il parere negativo espresso dal pm nei confronti della proposta di costituzione di parte civile da parte del fratello di Paolo Borsellino, Salvatore, leader del movimento delle Agende Rosse, la Corte d'Assise ha stupito buona parte del pubblico interpretando rigorosamente il codice e non ammettendo al processo nè Salvatore Borsellino nè il movimento delle Agende Rosse, di cui Borsellino è il legale rappresentante. Esclusi anche Addio Pizzo, Rifondazione Comunista, i familiari dell'eurodeputato democristiano Salvo Lima, l'associazione dei familiari delle vittime di mafia (presieduta da Sonia Alfano), l'associazione testimoni di giustizia e quella intitolata a Rita Atria, il comune e la provincia di Firenze, i comuni di Capaci e Campofelice di Roccella. Al termine di questo lungo elenco, sono state invece ammesse come parte civili Libera, l'associazione dei familiari di vittime di via dei Georgofili, l'ex capo della polizia Gianni de Gennaro (parte offesa) e la Presidenza del Consiglio dei Ministri.

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