Questo sito utilizza dei cookie tecnici e di terze parti. Continuando con la navigazione l'utente accetta il loro utilizzo

Aemilia, gli 'ndranghetisti emiliani volevano ammazzare il Re delle bische di Rimini e Riccione

 

Aemilia

 

Tra le 1.300 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare con cui settimana scorsa, tra Piacenza, Reggio Emilia e Modena, sono finiti agli arresti oltre un centinaio di soggetti con l’accusa di associazione di stampo mafioso e altri reati, emergono anche vicende inedite che riguardano più direttamente la riviera romagnola.

A parlarne è il collaboratore di giustizia Vincenzo Marino, il quale ai magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia che hanno coordinato l'indagine Aemilia riferisce dell’intenzione dei cutresi insediati in Emilia di uccidere “quei cornuti di Rino Masellis e Gianni Lentini”.

Rino e Gianni sono rispettivamente Saverio Masellis e Giovanni Lentini, il primo a capo delle bische romagnole (Rimini, Riccione, Ravenna e Bologna), il secondo il suo insostituibile braccio destro. Entrambi stanno scontando la pena dell’ergastolo, condannati per l’omicidio di Gabriele Guerra, avvenuto nel 2003 a Pinarella di Cervia, allo scopo di mantenere saldamente il controllo del gioco d’azzardo in Romagna.

 

Saverio Masellis, il re delle bische di Riccione

 

 

In riviera romagnola, il gruppo di Masellis (legato alle cosche di ‘ndrangheta Vrenna-Bonaventura e Pompeo di Crotone e Isola Capo Rizzuto) non si dedicava solamente al tavolo verde, ma gestiva inoltre un discreto traffico di droga. A parlare per prima dei “calabresi di Riccione” fu l’attrice Serena Grandi, che – pizzicata nell’inchiesta romana sulla droga dei vip - ai magistrati spiegò: Mi rivolgo ad alcuni amici calabresi che hanno una bisca in via Ceccarini, a Riccione. Senti, poi ti faccio conoscere questi amici calabresi che sono dei boss, dei veri boss, dei boss pazzeschi, ma roba forte, roba grossa, hai capito?”

L’intenzione di uccidere Masellis e Lentini dipendeva dallo “sgarro” che questi avevano fatto ai cutresi, smettendo di comprare droga (una prima partita di 20 kg di cocaina) da loro e rivolgendosi, invece, a Paolo Lentini (detto “pistola”) della cosca Arena di Isola Capo Rizzuto. Uno sgarro che non poteva essere facilmente tollerato, perché in ballo c’era anche lo spaccio nelle discoteche più note della Riviera, Cocoricò e Bandiera Gialla. Successivamente Gianni Lentini viene convocato dai cutresi e tutto si sistema, tanto che in Romagna ricominciano ad acquisire droga anche dai Grande Aracri.

Le dichiarazioni dei “pentiti” (tra cui lo stesso Luigi Bonaventura, ex reggente della cosca) offrono quindi un’inedita rilettura delle ormai storiche vicende delle bische clandestine romagnole, facendo comprendere come quella “cellula” autonoma di ‘ndrangheta, con base a Riccione, avesse in realtà stabili collegamenti con il resto delle locali di ‘ndrine in regione, attive in area emiliana. Dinamiche, contiguità e – come si è visto – forti contrasti. E con tutta probabilità, molto altro dovrà ancora essere svelato.

Patrick Wild

 

Comments:

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna

Joomla templates by a4joomla