La Direzione Investigativa Antimafia: San Marino polo di attrazione per le organizzazioni criminali

 

San Marino meta mafiosa


Secondo l'ultima relazione semestrale della Direzione Investigativa Antimafia (DIA), relativa al periodo Luglio-Dicembre 2012, resa pubblica pochi giorni fa e consultabile QUI, la Repubblica di San Marino costituisce un polo di attrazione per le organizzazioni criminali. Un'espressione forte, ad indicare ciò che San Marino per lungo tempo ha rappresentato (e rappresenta?) per i capitali sporchi delle organizzazioni criminali, ma anche per quel fiume di denaro frutto di evasione fiscale. Una meta privilegiata, il parcheggio del denaro di provenienza illecita di ogni dove. Tant'è che in un'intercettazione dell'indagine Staffa (la prima partita dalle procure campane), il noto boss di Forcella, Raffaele Stolder, riferendosi a San Marino dichiarava "Proprio questa mattina ho parlato di questo paese..io l'adoro".

E i motivi di tanta adorazione erano ovvi. 

Ecco cosa riporta la DIA nella sua ultima relazione:

"La Repubblica di San Marino costituisce un polo di attrazione per le organizzazioni criminali e per gli investimenti in quello Stato, attraverso società di comodo, anche al fine di eludere il fisco. Gli interessi economico-finanziari delle organizzazioni locali sono stati confermati da numerose indagini, sia di natura preventiva che penale, tra le quali merita menzione l'operazione Vulcano Tris (anche denominata Vulcano2, ndr), che ha smantellato un sodalizio criminale composto da affiliati ai clan SCHIAVONE e VALLEFUOCO, originario della provincia di Napoli, che in Emilia Romagna e nella Repubblica di San Marino avevano sottoposto decine di soggetti ad estorsione e prestiti a tasso usurari, facendo ricorso a modalità mafiose. L'attività, che ha riguardato le province di Rimini, Brescia, Napoli e Caserta, scaturisce da indagini partite nel 2009 nei confronti di imprenditori e commercianti finiti nella rete del racket delle estorsioni e dell'usura. L'esito investigativo ha confermato la radicata presenza in Emilia Romagna di proiezioni della camorra napoletana e casertana, documentandone le consolidate infiltrazioni nell'ordinario circuito economico-imprenditoriale regionale."

Le indagini Vulcano (il cui primo filone investigativo arriverà in aula a Rimini a Novembre), riguardavano infatti in egual misura sia il territorio sammarinese che quello emiliano romagnolo, in particolar modo quello riminese. Non è un caso se ultimamente si fanno sempre più insistenti le voci su imminenti maxi-operazioni nel settore turistico-alberghiero. In un passo successivo della stessa relazione, la DIA aggiunge:

"In Emilia Romagna recenti operazioni hanno confermato l'operatività di soggetti legati ai casalesi. La camorra è presente nei comparti edile, turistico-alberghiero e commerciale, nonché nelle aste fallimentari, nel ciclo dello smaltimento dei rifiuti, nel condizionamento degli appalti pubblici e nel settore dei trasporti.."

Questi ultimi tre anni hanno letteralmente scoperchiato un sistema che per lungo tempo ha vissuto indisturbato su questo territorio. Si parla spesso di anticorpi, ma a leggere delle oltre 50 vittime di estorsione di Vulcano2 che non hanno mai denunciato quanto subito, onestamente, è piuttosto difficile credervi. Al di là degli esiti processuali che avrà ogni indagine, l'impressione è che ancora ci sia molto da scavare e che quanto scoperto fino ad ora non sia che la punta dell'iceberg. 

Per consultare il dossier Vulcano2 clicca QUI
Per consultare la mappa delle mafie tra Romagna, San Marino, Marche e Campania, clicca QUI


Patrick Wild

 

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