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Cos'è la Mafia? Questa volta in Romagna e dintorni

Categoria: Emilia Romagna
Pubblicato Martedì, 21 Agosto 2012 14:37
Scritto da Super User
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Cos'è la Mafia? Questa volta in Romagna e dintorni
 


Non saremo mai grati abbastanza al giornalista de Il Sole 24 Ore Roberto Galullo per l'attività che svolge quotidianamente sul suo Blog, che consigliamo vivamente di seguire soprattutto per la precisione con cui segue le torbide vicende sammarinesi e recentemente quella relativa al prestanome di Pasquale Condello "Il supremo", tale Alfredo Ionetti, da anni a Cesena
In data 21 Agosto troviamo la relazione del Pubblico Ministero della Direzione Nazionale Antimafia (DNA) Roberto Pennisi, sulla situazione in Emilia Romagna.
Alcuni punti sono di particolare rilevanza (e pericolo) per la nostra regione. Li citiamo non in ordine di apparizione, ma secondo una nostra scala di priorità.


1) La mafia e la politica


Vi è poi un altro pericolo, rappresentato dai rapporti con la politica che, a differenza di quanto ho detto per il Veneto, nel territorio emiliano esistono, sono esistiti nel 2007, quando ci furono le elezioni amministrative di quell'anno, e non escludo che ci siano stati anche con riferimento alle elezioni amministrative del corrente anno.


Nemmeno la Rossa Emilia, ne è immune. Questo perchè funzionari pubblici corrotti (politici in primis) ne esistono in ogni luogo e in ogni tempo, a prescindere dal colore rosso/bianco/azzurro/nero. Chiedere durante tutte le tornate elettorali, come noi pensiamo di aver fatto, ai candidati un impegno esplicito a non sottovalutare il fenomeno e controllare che gli eletti lo rispettino è la prima vera forma di prevenzione. Per questo ci sentite sbraitare se i parcheggi a Rimini sono in mano ad un consorzio che al suo interno ha un'azienda che ha ricevuto una interdittiva antimafia non ancora smentita dal TAR e il Comune non vuole sospendere il contratto fino a quando, ci auguriamo, l'azienda in questione sia totalmente scagionata. Ci arrabbiamo anche se dilazionano l'apertura dell'Osservatorio Provinciale e ora che la nostra provincia chiuderà vogliamo che Rimini-Forlì/Cesena-Ravenna non interrompano una tale conquista e che magari la dotino di professionisti retribuiti, perchè una spesa simile conviene in termini economici per il nostro territorio. Non capirlo, significa rifiutare anche le logiche del libero mercato che la criminalità organizzata sfrutta (deregulation e possibilità di investire con più facilità) da un lato per ostruirlo (concorrenza sleale, atti intimidatori nei confronti dei concorrenti, ribassi fuori mercato negli appalti) dall'altro.


2) La Mafia e gli Investimenti al Nord


Si commette un errore se si pensa che il Nord Italia sia solo luogo di reinvestimento dei capitali provento dell'attività del crimine organizzato. Succede anche questo, ma non è l'essenza dell'esistenza di organizzazioni criminali di tipo mafioso nel Nord Italia. Queste organizzazioni ci sono ed esistono per produrre ricchezza, non per utilizzare la ricchezza prodotta altrove...

Quest'affermazione rispecchia fedelmente le asserzioni dei vari rapporti della DIA sulla nostra Regione e le vicende accadute in questi anni come il già citato caso Ionetti, l'Operazione Vulcano, la vicenda Barbieri. Certo, il reinvestimento di capitali provenienti da attività illecite esiste, come dimostrano i dati nel settore del movimento terra prodotti dal II Dossier sulle Mafia in Emilia Romagna, prodotto in collaborazione con l'Università di Bologna da un manipolo di ragazzi e associazioni, coordinate dal nostro amico Gaetano Alessi e dalla professoressa Pellegrini. Ma non di solo reinvestimento vive la Mafia. Siamo convinti che la Mafia sia un camaleonte in grado di adattarsi perfettamente alle condizioni esterne: ecco, la crisi economica e zone storicamente ricche di imprenditorialità diffusa sono due fattori che permettono alla criminalità organizzata di presentarsi con il volto pulito del piccolo imprenditore, senza per questo rinunciare ad essere mafioso (nell'accezione fornita dall'articolo 416-bis, ispirato da Pio La Torre) e a voler fare profitti in maniera illecita e a scapito della comunità.


3) La Mafia e la Romagna


Ogni commento sarebbe superfluo. Ci limitiamo a dire che non è escluso che sia in atto un'evoluzione da semplice territorio di investimento a territorio da controllare; d'altronde la questione bische clandestine prefigurava qualcosa di più di un mero impiego di denaro.


Un fenomeno abbastanza corrispondente a quello che riguarda il capoluogo di provincia caratterizza la Romagna. Dire Romagna significa fare riferimento alle località turistiche di Rimini, Riccione, Cattolica, cioè a quei territori che attirano per le opportunità che offrono di fare soldi e di investire soldi. Anche in quel territorio troviamo presenze di gruppi e persone provenienti dall'area camorrista, così come di gruppi di persone provenienti dall'area della 'ndrangheta, senza che, peraltro, si verifichino anche in questo territorio - almeno per quanto è noto, ovviamente, alle indagini - consistenti fenomeni che consentano di ipotizzare l'esistenza di associazioni per delinquere di tipo mafioso nei confronti delle quali intervenire ipotizzando il delitto previsto dall'articolo 416-bis del codice penale. Infatti, con riferimento a questi territori, nulla di tutto questo si è verificato, mentre le capacità che questi gruppi e gruppetti (che spesso sono anche promanazione di organizzazioni criminali blasonate, sia campane, che calabresi) hanno di coagulare attorno a sé un potere e una forza criminali non indifferenti consente loro di investire questi territori con il narcotraffico, che è molto sviluppato in quelle zone, proprio a cura e per iniziativa di persone di marca camorrista o 'ndranghetista (ma - ripeto - senza che in questo territorio costoro si organizzino per fare altro). D'altra parte, sarebbe probabilmente controproducente per loro stessi avere velleità di controllo del territorio in una zona che non è necessario controllare, in quanto c'è da fare per tutti, soprattutto nei periodi estivi, e ci sono tanta ricchezza che circola e tante persone disposte a spendere, provenienti soprattutto dai Paesi dell'ex Unione Sovietica.


In conclusione, richiamando una riflessione che utilizziamo abitualmente, non possiamo e non dobbiamo permettere che Rimini, ovvero dove ognuno di noi vive, studia e magari lavora (se c'è), sia ricordata esclusivamente per la presenza mafiosa. E' un nostro dovere impegnarci in prima persona per far sì che questi luoghi siano ricordati anche per coloro che ad un certo punto sono riusciti a dire NO alla logica del sopruso e dell'impresa mafiosa. Tale impegno non deve essere però erroneamente confuso o accostato con l'opera negazionista di chi, per evitare che si affronti seriamente il problema, preferisce tacere, perché "se non se ne parla allora forse non c'è". Questa logica indiscussa la si è barattata per anni con qualche turista in più in cambio della propria onestà (o disonestà?) intellettuale. Il verdetto ai posteri.


In ogni caso, proprio per le ragioni addotte, il 1 Settembre saremo ancora una volta a Rimini, per una serata all'insegna dell'impegno civile: con noi il giornalista Giovanni Tizian e a seguire la musica di Cisco. Nel prossimo post maggiori informazioni.

Davide Vittori - Patrick Wild

 

 

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