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Tra slot machine e colletti sporchi: cronaca di una mafia annunciata

Categoria: Emilia Romagna
Pubblicato Giovedì, 24 Gennaio 2013 19:05
Scritto da Super User
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Riportiamo qui un contributo di Massimo Manzoli del Gruppo Dello Zuccherifico sulla recente operazione che ha avuto il suo fulcro nella Romagna, ma che ha coinvolto molte regioni italiane.
(a breve seguirà anche un intervista al diretto interessato.

La Romagna è stata scossa dall’operazione della Guardia di Finanza che ieri ha portato a 29 ordinanze di custodia cautelare, 150 perquisizioni e sequestro di beni per 90 milioni di euro, 170 unità immobiliari, numerosi autoveicoli, conti correnti bancari e quote societarie.

A capo di questa enorme holding mafiosa stava Nicola Femia, che dalla sua residenza di S.Agata Sul Santerno (Ra) gestiva una fittissima rete di società legate al mondo del gioco d’azzardo in tutta Italia ma anche in Romania e in Gran Bretagna. Assieme a lui sono finiti in manette anche i figli Rocco, Maria, Nicola Femia

di soli 23 anni (che abitava col padre a Sant'Agata) e Guendalina Femia, 29 anni, arrestata insieme al marito Giannalberto Campagna, 30 anni, con cui vive a Conselice, e alcuni “colletti bianchi” come il commercialista Ettore Negrini, 57 anni, presidente della squadra di basket di Massa Lombarda e Giuseppe Lo Monaco (sovrintendente di 51 anni della Guardia di Finanza di Lugo).

Ed erano proprio i figli assieme ad altri dipendenti della società di famiglia a gestire gli affari delle slot e delle società di Nicola Femia.

La cosa preoccupante è che il nome di Nicola Femia era un nome conosciuto da tempo, narcotrafficante con arresti e condanne sulle spalle, e il suo nome da anni era già legato all’ambiente dei videopoker, come raccontava una nota della DIA del 2003: ““Il comune di Santa Maria del Cedro vede il predominio della cosca Femia, vicina ai clan camorristici campani, secondo quanto emerso dall’operazione Anje. La compagine criminale gestisce, fra le altre tradizionali attività dilettose, il mercato dei videopoker… Geranio Graziella, moglie del capo Nicola Femia, ha retto le fila dell’organizzazione criminale nel periodo di detenzione del marito. I due sono stati colpiti da un provvedimento restrittivo nell’ambito della citata operazione”

 

In questo quadro si delinea quello che durante i progetti sulla legalità presentiamo come “caso scuola” sulla modalità di infiltrazioni in Emilia-Romagna. (per approfondimenti: segnaliamo il report del Gruppo dello Zuccherificio)

Un metodo che utilizzava inizialmente il narcotraffico per fare soldi e alcune imprese per riciclare quei proventi e in un secondo momento, dopo la legalizzazione degli “skill games”, utilizzava una fitta rete di società legate al noleggio di videolottery per incassare grosse quantità di denaro agendo sempre sul filo della legalità. Oltre a tutto ciò Femia era conosciuto alle autorità anche per i suoi rapporti con la ‘ndrangheta milanese legate alle famiglie Valle-Lampada. Dalle intercettazioni della procura di Milano si evince come Giulio Lampada chieda l’aiuto dell’amico imprenditore “romagnolo”, Nicola Femia, per l’installazione delle slot: “170 macchine complete sarebbe a dire 2500 euro più Iva senza mettere i modelli né niente… alla cortese attenzione di Milano Games (una delle società del Lampada)”. Nicola Femia effettuerà l’operazione saldando questo ordine con la ditta di Massa Lombarda “Las Vegas Games”, intestata alla figlia.

Ma i collegamenti con il clan Valle-Lampada arrivano a toccare anche la politica emiliano-romagnola. Illuminante è il racconto di Enzo Ciconte nell’ultimo report sulle mafie in Emilia-Romagna: “Alle porte delle elezioni del 2008 Lampada è in contatto con il politico reggiano dell’UDC Tarcisio Zobbi. Giulio Lampada ha una strategia precisa, aiutare Zobbi alle elezioni per permettere a un caro amico medico di entrare in politica. Una delle telefonate tra Zobbi e Lampada, pubblicata da tutti i giornali, termina con la promessa del boss milanese di coinvolgere un grosso imprenditore calabrese attivo in Emilia per convogliare voti verso il politico. Da alcuni atti ecco spuntare un particolare: Giulio Lampada subito dopo aver chiuso con Zobbi, a distanza di un’ora, telefona a “Rocco” Femia. Gli chiede un favore: di convogliare il maggior numero di voti dall’Emilia Romagna per il candidato “nostro carissimo amico”.E di organizzare una grande cena in Emilia-Romagna, interessando tutti i territori, con numerosi invitati.”

 

Altro aspetto da non sottovalutare è che l’infiltrazione mafiosa legata al gioco d’azzardo è conosciuta in Romagna fin dai tempi di Epaminonda e ciclicamente si sono succedute nel controllo prima famiglie mafiose siciliane e poi calabresi. Ogni volta si sono susseguite indagini, arresti e dopo pochi anni il sistema di controllo è ripartito sotto la protezione di un altro boss e di un altro gruppo. L’apice si è avuto nel 2003 con il già trattato omicidio di Gabriele Guerra (primo caso di 416bis applicato in Emilia-Romagna) e le indagini che portarono allo smantellamento del gruppo ndranghetista legato a Saverio Masellische, tramite il lasciapassare della famiglia ‘ndranghetista Pompeo, diede mandato a Francesco Mellino e Giovanni Lentini di ammazzare Guerra che aveva la colpa di voler aprire una bisca clandestina indipendente dal loro controllo (vedi alcuni report sulla vicenda e qui  e qui).

In bassa Romagna sono parecchi mesi che ci occupiamo come Gruppo dello Zuccherificio della vicenda Femia e tra Massa Lombarda e Conselice parlavano di persone sospette ma al momento di reperire informazioni e trovare testimonianze in loco. Molto spesso invece di aiutare a capire e rispondere alle domande ci veniva consigliato di non parlare di quegli argomenti, e sui giornali romagnoli non si è mai sollevata la questione. Solo gli articoli di Giovanni Tizian hanno aiutato a denunciare il problema in modo chiaro e diretto.

 

E solo anni di indagini sono riuscite a smantellare un sistema radicato sul territorio nel silenzio pressochè totale della popolazione e delle istituzioni locali. Ora attendiamo gli sviluppo delle indagini che dovranno far luce in modo chiaro sui legami esistenti tra la famiglia Femia e i “colletti bianchi” sparsi in tutta Italia.

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