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Gioco d'Azzardo in Romagna. A che punto siamo?

Gioco d'Azzardo in Romagna. A che punto siamo?                                                    Massimo Manzoli - Gruppo dello Zuccherificio

 

Intervistiamo oggi Massimo Manzoli del Gruppo dello Zuccherificio per fare il punto della situazione sulle infiltrazioni e il radicamento mafioso legati al gioco d'azzardo in Romagna.

Buona Lettura!
 
- Come Gruppo dello Zuccherificio in tempi non sospetti vi siete occupati di slot machine e di gioco d'azzardo. Lo hanno fatto anche trasmissione quali Report o giornali come Repubblica. A livello nazionale si è tentato di arginare tutti quei fenomeni che derivano dall'istallazione massiccia di questi macchinari (dalla ludopatia, all'evasione fiscale, al riciclaggio)?
 
La sensazione, a livello nazionale, é che negli ultimi anni si sia sempre più "investito" nel gioco d'azzardo in tutte le sue forme. Lo dimostrano le decine di nuovi giochi introdotti sul mercato, la legalizzazione delle videoslot, l'esplosione del fenomeno delle scommesse e dei giochi online. Tutto ció accompagnato da fortissime campagne pubblicitarie. Tutto ciò si trascina una serie di problemi enormi dal punto di vista sociale, economico e di criminalità. Il settore del gioco d'azzardo é un settore ancora e sempre in attivo nonostante la crisi. E la criminalità organizzata non può certo lasciarsi scappare un business così grande, un affare da decine di miliardi di euro l'anno. La liberalizzazione delle videolottery e il gioco online hanno reso sempre più sbiadito il limite tra legalità e illegalità. La vicenda Femia ne é l'esempio: un boss legato alla 'ndrangheta che attraverso società legali controllava una enorme fetta del settore sia legale sia illegale. A livello locale le istituzioni iniziano a sentire il peso del problema "gioco d'azzardo" e in alcuni comuni del milanese si é deciso di intervenire con incentivi agli esercenti che non installano macchinette nei loro locali e con altre misure simili. Anche a Ravenna il comune ha instaurato un tavolo permanente sul gioco d'azzardo coinvolgendo tutte le associazioni del territorio e le forze dell'ordine e nei prossimi mesi si inizieranno progetti nelle scuole per spiegare i meccanismi del gioco, campagne di disincentivazione e si studieranno appositi regolamenti da applicare nella nostra città.
 
 
- Ci sono delle proposte realizzabili che i candidati in campagna elettorale potrebbero fare proprie?
 
Fino al 2011 qualcuno giustificava l'investimento statale sul gioco perché è un bacino di miliardi di euro che ogni arrivano nelle casse erariali. Non sono mai stato d'accordo perché questo significa instaurare una vera e propria forma di tassazione indiretta colpendo spesso la parte più debole della popolazione, senza contare i costi sociali che tutto ciò comporta. Dal 2012 si aggiunge a tutto ciò un dato ancor più chiaro: rimane in costante aumento il giro d'affari del gioco d'azzardo legale ma é in netta diminuzione la parte che entra nelle casse statali. Questo perché ci si sta spostando verso le nuove forme del gioco online che sono molto meno "redditizie" per l'erario. Visto l'inizio della campagna elettorale credo che sarebbe già un piccolo passo avanti se la politica iniziasse a parlare di questi problemi con chiarezza. Un gesto? Bloccare le nuove 1000 sale da poker che sono state approvate nella legge di stabilità del dicembre scorso. Una proposta concreta? Smettere di pubblicizza il gioco e investire in campagne di sensibilizzazione.
 
- Le indagini che hanno portato all'arresto di Femia e dei suo accoliti hanno mostrato il lato 'ndranghetista della criminalità organizzata in Emilia Romagna, se così si può dire. L' 'ndrangheta ha il controllo monopolisitico del gioco d'azzardo in Romagna o si spartisce il controllo con altre organizzazioni?
 
Storicamente la Romagna é zona di gioco d'azzardo e fin dagli anni 80 la criminalità organizzata é presente in questo settore. Il controllo delle bische e del gioco illegale é passato nel corso degli anni da Epaminonda alle famiglie siciliane legate a Giacomo Riina fino al controllo della ndrangheta negli anni 2000. Non si può dire che la ndrangheta abbia il monopolio nell'intera regione, la presenza forte dei Casalesi nel modenese in questo settore é dimostrata dalle indagini e dagli arresti del 2009 ad esempio. Altro aspetto importante é osservare come la gestione del gioco d'azzardo sia spesso accompagnata da sistematiche estorsioni, intimidazioni, violenze che vanno a colpire altri settori come l'edilizia nei quali le associazioni criminali riciclano i proventi delle attività illecite.
 
- In campagna elettorale, molti candidati firmano petizioni e si ripromettono, lodevolmente, di trasporli in realtà una volta al Governo. Non credi che però un mea-culpa della classe politica anche di centro-sinistra, per la sottovalutazione del fenomeno mafioso in questi anni nella nostra Regione. Non sarebbe una meritevole assunzione di responsabilità, che farebbe capire di aver compreso, almeno in parte!, la realtà di questo devastante fenomeno?
 
É naturale che se le mafie sono presenti sul nostro territorio, se le infiltrazioni rischiano di diventare radicamento, in una regione famosa in tutta Italia per la sua società civile e per i suoi anticorpi democratici, dobbiamo tutti fare un passo indietro per capire come é stato possibile. La politica prima fra tutti, ma anche il mondo dell'impresa, l'informazione e la società civile tutta. La politica per troppo tempo ha sottovalutato la questione delle infiltrazioni, fino a pochi anni fa non si parlava assolutamente dell'argomento in regione e chi lo faceva non veniva considerato. Credo che una presa di coscienza e un'assunzione di responsabilità da parte della politica siano un gesto utile ma serve ben altro, serve un passo avanti dal punto di vista etico e morale, serve non scendere a compromessi e trasparenza.

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